Ho letto questa mattina l'articolo
pubblicato da ItaliaOggi con il titolo «Dirigenti, valutazione in famiglia».
L'articolo – oltre a segnalare una «questione di
opportunità», per il rapporto di coniugio tra un componente dell'Organismo
indipendente di valutazione e un dipendente – solleva il problema della
possibilità di chiamare a far parte dell'organismo un dirigente interno
all'Ente.
Sul punto sono necessarie alcune precisazioni:
La Commissione, in sede di delibera generale sui
requisiti dei componenti, si è espressa in favore di tale possibilità, al
fine di assicurare, con la partecipazione dei componenti «interni», una
migliore conoscenza dell'organizzazione e del funzionamento dell'Ente.
D'altra parte, l'Organismo indipendente di valutazione,
ai sensi dell'articolo 14, 4° comma, del decreto legislativo 150 del 2009,
deve limitarsi a proporre all'Organo di indirizzo politico amministrativo la
valutazione annuale sui dirigenti di vertice ed è bene evidente che, in sede
di formulazione della proposta, potranno rilevarsi singole posizioni di
incompatibilità, mentre la decisione definitiva spetta all'Organo di
indirizzo politico amministrativo.
Risponde l'autore dell'articolo Stefano Sansonetti.
Il presidente Martone sostiene che la questione
sollevata da ItaliaOggi, ovvero che alcuni dirigenti possono giudicare se
stessi o la propria moglie, potrà essere valutata dall'Organo di indirizzo
politico amministrativo.
La palla quindi passa ai vertici dell'Aci e al ministro
Renato Brunetta.